Bambini e la loro crescita

Come nasce e cresce il linguaggio?

Il linguaggio e la sua nascita è un momento importante nello sviluppo di un bambino. 

Sappiamo che è un argomento su cui ci si arrovellano molti genitori, spesso preoccupandosi più del dovuto.
Per questo abbiamo approfondito argomento in questo articolo, mettendo in campo la nostra esperienza e partendo dalle domande basilari che noi genitori ci facciamo ogni giorno …

Cosa spinge un bambino a parlare?

Un bambino parla grazie alla gratificazione …

La prima volta che un bambino sillaba qualcosa, che ripete un suono sentito da un genitore, da un adulto che è lì da un po’ a scandire quella parola, quel suono, l’adulto va in brodo di giuggiole!

L’adulto esulta e prova un piacere che, in maniera inconsapevole, comunica al bambino quel piacere provato.

Per intenderci è come se quel nostro piacere sprigionasse un odore, che, diffondendosi, arriva al bambino e stimola anche il suo di piacere.

Una volta provato quel piacere, il bambino lo vuole riprovare e quindi prova a ripetere l’azione che ha scatenato quella reazione, ovvero parla ancora ….

Così via, il meccanismo, come un’auto che alimenta la batteria se è in moto e cammina, si autoalimenta e cresce di livelli, livelli di apprendimento del linguaggio, di consapevolezza delle parole e di articolazioni di più parole quindi infine di frasi.

Tutti i bambini parlano allo stesso momento?

No, è molto soggettivo, ci arrivano tutti e il tempo che ci impiegano è indipendente da fattori intellettivi o cognitivi. A volte, per esempio, un bambino sembra restio a parlare, a pronunciare le parole, poi d’improvviso inizia a farlo e addirittura salta delle tappe o le percorre velocemente ed eccolo pronunciare parole e subito dopo frasi … ed eccolo incuriosito da tutto, parlare di ogni cosa … potreste arrivare a sperare che la smetta! ….

Come genitori ed educatori possiamo fare qualcosa per stimolare la parola?

Come adulto che si prende cura di un bimbo possiamo fare più cose.

Parlare, raccontare sempre cosa stiamo facendo, dove stiamo andando, ancora di più tutto ciò che facciamo coinvolgendolo “ora ti cambio, perché hai il pannolino sporco, vedrai come ti sentirai bene, fresco, quando sarai asciutto…”, e anche accompagnando le nostra azioni “ti sbottono il body, ora apro il pannolino e prendo le salviette per pulire, oppure ti lavo..”.

Questi racconti lo faranno sentire partecipe e protagonista, lo aiutano a non annoiarsi.

Usiamo sempre un tono naturale, facciamo tutto questo sorridendo.

I bambini si specchiano nei nostri occhi e nel nostro volto, un volto sorridente e sereno li tranquillizza, li distende, li fa sentire ben accolti e felici.

E durante i momenti di gioco, cosa posso fare?

Il momento di gioco è il momento principe dell’apprendimento. Il bambino gioca e impara continuamente, spesso senza la consapevolezza né sua né nostra.

Per un bambino piccolo o un bambino che ha difficoltà di linguaggio, la stimolazione attraverso il mondo del teatro di figura, ovvero pupazzi, ombre, burattini, è i top. Anche per i problemi di relazione è così, pensiamo a un bambino con autismo, non verbale o con difficoltà relazionali, tali da indurlo a tacere. Questo bambino, per quanto senta l’affetto e la buona volontà di chi prova a stimolarlo a parlare, spesso non riesce comunque, bloccato dalla implicazione della relazione.

E se invece potesse parlare con me senza parlarmi? Senza guardarmi, senza sentire il peso di questo approccio?

Certo che si può, perché se io stringo fra le mani un pupazzo, lo mostro, lo animo e lo faccio parlare al bambino in questione, molto probabilmente per lui verrà il momento che, bypassando me, prenderà a parlare direttamente con il pupazzo, perché è una relazione più rassicurante, un mezzo, un tramite, un soggetto altro che “triangola” e filtra questa comunicazione.

Il succo è giocare, giocare giocare con loro, sempre e comunque. Certo, alcuni giocattoli sono più adatti, più utili, resta il fatto che la differenza non la fanno loro ma noi, con il tempo che dedichiamo loro, anche poco o pochissimo, a patto che sia esclusivo, davvero dedicato e sincero. Il resto vien da sé e sarà ripagato con grande spontaneità.

Vanessa Lepre

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